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Lire di carta, quanto valgono oggi

Luca Alagna per We-Wealth • October 31, 2022

Non solo vecchie monete: nelle case degli italiani spesso si trovano ancora banconote delle vecchie lire. Che valore possono avere?

In un precedente articolo, abbiamo analizzato le monete metalliche emesse prima dell’avvento dell’euro e il loro reale valore numismatico. Oggi vorrei accompagnarvi nell’analisi delle sorelle maggiori: le banconote. 

La tipologia era così composta: £. 500.000 (tipo Raffaello); £. 100.000 (tipo Caravaggio); £. 50.000 (tipo Bernini); £. 10.000 (tipo Volta); £. 5.000 (tipo Bellini); £. 2.000 (tipo Marconi); £. 1.000 (tipo Montessori);


Anche loro, furono vittime del decreto “Salva Italia” del governo Monti che anticipava al 6 dicembre 2011, invece del 28 febbraio 2012 stabilito in precedenza, il termine entro il quale le lire potevano essere convertite in euro. Anche se in misura minore rispetto alle metalliche, per via del valore nominale più alto, rimasero nelle tasche degli italiani secondo i dati della Banca d’Italia: 196 milioni di pezzi da mille lire, 12 milioni da 100 mila lire, 300 mila da 500 mila lire, 7,4 milioni da 50 mila lire, 40,6 milioni da 10 mila lire, 30,9 milioni da 5 mila e 21,6 milioni da 2 mila lire. Si tratta di denaro, di fatto ancora circolante, per il rispettabile valore di 2.557 miliardi di lire, ossia quasi 1,3 miliardi di euro.


Il destino delle divise dei nostri fratelli in euro invece? ovviamente le scadenze per la conversione delle vecchie valute non sono le stesse e stranamente risultano più vantaggiose! In Stati, come Austria, Belgio, Germania, Irlanda ed alcuni altri, non è stato previsto alcun termine temporale, mentre gli olandesi hanno tempo, per cambiare i loro vecchi fiorini, fino al 1° gennaio 2032.


Quali saranno state le cause che hanno portato alla presenza di tale enorme massa di denaro scampato alla distruzione? (i biglietti, infatti, dopo la consegna agli sportelli della Banca d’Italia, furono triturati nello stabilimento sulla Tuscolana, a Roma). Una parte rimase per il mercato collezionistico e per il piacere nostalgico di molti di conservare una valuta per gli italiani iconica, un'altra perché occultata in nascondigli di fortuna casalinghi e ancora in parte non ritrovati. Infine, un ingente quantitativo è dovuto a fondi, più o meno leciti, conservati in liquidità per la maggior parte all’estero e mai rientrati. 


Con un quantitativo così alto, non possiamo certo affermare che i tagli in lire del periodo pre-euro siano in qualche modo rari, anzi sono molto comuni e di conseguenza, il loro valore in quasi tutti i casi è di poco superiore al valore nominale, ovviamente se in perfetto stato di conservazione il così detto Fior di Stampa. Se presenta anche delle leggere pieghe non è apprezzabile o poco commerciabile con valutazioni talvolta molto al di sotto del suo valore in lire convertito in euro. 


Vale la pena dedicare una riflessione ad una specializzazione collezionistica legata a dei particolari numeri di serie, ovvero alle indicazioni alfanumeriche indicative dell’anno di emissione e del numero del biglietto stampato. Trattasi di finezze collezionistiche che rientrano in un mercato di nicchia, danno comunque un plusvalore al biglietto e sono chiamate, a seconda del tipo di composizione: SOSTITUTIVE, NUMERI UNO, NUMERI UGUALI, NUMERI BASSI, NUMERI RADAR, PRIME SERIE ecc. La più facilmente distinguibile e collezionata, ad esempio, è quella detta sostitutiva. Come dice la parola stessa, si tratta di una banconota stampata per sostituirne una risultata difettosa durante la produzione. L’originale viene eliminata e appunto sostituita con una uguale ma che presenta nel numero di serie come prima lettera una X. 


La storia delle emissioni cartacee italiane è ricca di splendide stampe, veri e propri capolavori identitari della nostra cultura. Nei prossimi articoli ripercorreremo assieme, come in un viaggio a ritroso nel tempo, le varie tipologie che si sono alternate nei decenni della storia repubblicana, per arrivare alle splendide emissioni del periodo monarchico, sempre con un piccolo cenno al mercato collezionistico.





Qui il link al nostro articolo online su we-wealth!


https://www.we-wealth.com/news/pleasure-assets/monete-francobolli/lire-di-carta-quanto-valgono-oggi

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Ma avremo modo nei prossimi giorni, dando voce ad alcuni dei protagonisti, di approfondire aspetti fondamentali. Orientamenti in giurisprudenza, prassi viziate, nodi da sciogliere Sul tavolo degli Stati generali una serie di questioni di scottante attualità, dagli orientamenti giurisprudenziali in materia di beni numismatici alle prassi della pubblica amministrazione nel rapporto con i privati e il mercato – prassi spesso viziate da una visione statalista – fino alle normative in fase di discussione e, ovviamente, alle proposte di modifica alle leggi esistenti in modo da poter garantire alla numismatica, gestita in modo etico e responsabile, diritto non solo di esistenza ma anche di sviluppo e di sinergia con lo Stato. Sì, perché uno dei concetti emersi è stato anche – a seguito della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Faro – quel fondamentale passaggio evolutivo dal tradizionale diritto “dei” beni culturali ad un innovativo diritto “ai” beni culturali, in questo caso i beni numismatici, visto nell’ottica della comunità nazionale e dei singoli, dei privati come dei professionisti, come soggetti attivi di tutela. Sala gremita, nei limiti delle normative sanitarie, alla Biblioteca del Senato presso il Palazzo della Minerva a Roma: sul palco si sono alternati oratori istituzionali e privati, professionisti e giuristi Un diritto inalienabile, quello al collezionismo e al commercio di monete, né in nome di una strampalata presunzione di provenienza dal sottosuolo di tutte le monete antiche e medievali – per gran parte, solo passate di mano in mano e sul mercato per secoli – né in nome di quel 1909 ante quem si vorrebbe rendere obbligatorio dimostrare la provenienza di ciò che, invece, è semplicemente stato conservato in patrimoni e raccolte private. I collezionisti e il commercio etico: soggetti attivi di tutela Illuminante, in merito al concetto di “interesse pubblico” per le cose numismatiche, è stato il parere del presidente della Prima Sezione della Corte di Cassazione, il giudice Francesco Antonio Genovese, che ha sottolineato come alle due categorie canoniche – le monete “di proprietà pubblica” e quelle private “oggetto di tutela” – sia ormai necessario codificarne una terza, quella delle monete, antiche o moderne che siano, e sono la maggioranza, “prive di qualità di interesse per la pubblica amministrazione”. Dal giudice Francesco Antonio Genovese, presidente della I Sezione della Corte di Cassazione, è venuta una riflessione sulla necessità di ripensare in senso meno statalista i criteri di tutela dei beni numismatici Anche perché, paradossalmente, le azioni dello Stato contro il mercato e il collezionismo ufficiali – che si manifesta in sequestri, ritardi o dinieghi nei certificati di esportazione, dichiarazioni di supposto “pregio” e/o “rarità” per singoli esemplari o intere raccolte – non deriva dal Testo unico dei Beni culturali né da leggi preesistenti e non abrogate bensì, in massima parte, da mere circolari ministeriali che sarebbe bene riscrivere, e in tempi brevi. I Numismatici italiani professionisti, le associazioni professionali internazionali AINP e FENAP, la Società numismatica italiana, l’Accademia italiana di studi numismatici hanno portato le loro voci per testimoniare in Senato, al tempo stesso, la molteplicità e l’unità d’intenti del mondo numismatico, senza contare i tanti, qualificati docenti universitari che hanno mostrato come l’esistenza del collezionismo e del mercato siano fondamentali anche per lo sviluppo della ricerca scientifica (quanto e talvolta più delle raccolte statali, in parte non catalogate nè pubblicate). La passione numismatica, un pilastro del patrimonio pubblico La presenza delle istituzioni è stata del resto anche occasione per ribadire il fondamentale contributo culturale di una plurisecolare tradizione di collezionismo e commercio di monete che tanto ha inciso anche sulla formazione del patrimonio pubblico (anche qui, con le sue monete di Venezia donate al Museo Correr, Papadopoli Aldobrandini insegna). E se lo Stato oggi non dispone – per varie ragioni e facendo le dovute eccezioni – di personale sufficiente o adeguatamente qualificato per discriminare i beni numismatici meritevoli di tutela dai milioni di monete antiche e moderne che circolano legittimamente sul mercato e nelle collezioni, allora che si avvalga della disponibilità di numismatici professionisti ed esperti privati. Una simile pratica, che si potrebbe proporre al Nucleo TPC dei Carabinieri, sarebbe un modo per creare una nuova ed efficace sinergia pubblico-privato; come lo sarebbe individuare – e anche in questo, basterebbero delle circolari ministeriali – delle categorie di materiali numismatici di libera circolazione. E altre proposte non mancano, perchè il collezionismo è imprescindibile per la tutela dei beni numismatici. Gli Stati generali della numismatica sono stati occasione di celebrare un secolo dalla scomparsa di Nicolò Papadopoli Aldobrandini, senatore del Regno, collezionista di monete e studioso di fama Per il futuro di un bene culturale “personale e collettivo” Perché mettere all’angolo in Italia il collezionismo e il commercio numismatico – si intende, quella numismatica praticata da privati e operatori come genuina, etica passione o come altrettanto legale professione – porterebbe ad un effetto nefasto, disastroso, diametralmente opposto a qualunque “tutela”, favorendo una diffusa circolazione illegale e sommersa delle monete (anche sotto il profilo fiscale) , il loro esodo verso l’estero; la distruzione, in sostanza, di quel “bene culturale” diffuso, materiale e immateriale, personale collettivo che è la numismatica. Gli atti degli Stati generali della numismatica saranno redatti entro breve ed è auspicabile che i contenuti siano recepiti in toto e valutati con attenzione dal Ministero della Cultura. E, al ministro Dario Franceschini, la numismatica italiana fa appello affinché il confronto avviato il 17 febbraio 2022 prosegua e porti a quel rasserenamento dei rapporti tra istituzioni e settore privato che, per la numismatica, ormai è ineludibile. LINK: https://www.cronacanumismatica.com/stati-generali-della-numismatica-voce-al-diritto-voce-al-collezionismo/
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